Le Fanfiction (FF classiche) sono storie scritte dai Fan che raccontano le vicende dei nostri personaggi modificandone il destino, spesso le storie prendono una piega davvero insolita e allora noi del sito La Rosa di Versailles preferiamo definirle FanfAllegre.

Non mancano poi i CrossOver in cui si verificano incontri con personaggi di altre serie ed infine le Poesie, c'è anche una sezione dedicata agli Under 13 e alla loro visione di Lady Oscar.

Perciò non dimenticate se cercate la Vostra FF preferita dovete prima accedere nella sezione che vi interessa e quindi effettuare la ricerca. Buona Lettura!


 

L'estate (Versione 2001) (1)

Questa è la versione "riveduta e corretta" della mia prima fanfiction, L'Estate, che ormai ha compiuto un anno (la prima versione, manoscritta, è stata terminata il 29 gennaio 2000 e pubblicata in rete poco dopo). Non differisce, nella sostanza, dalla sua prima edizione, ma ho voluto togliermi lo sfizio di fare alcuni cambiamenti a livello formale e di "adattarla" a quello che è il mio gusto attuale. Da allora il mio modo di scrivere credo sia un po' cambiato, e in fondo lo è anche il mio modo di vedere Lady Oscar, complice la possibilità che ho avuto di confrontarmi con altre persone che amano questo stesso anime.
Rimando alla postfazione alla fine del racconto per ulteriori chiarimenti.

Ho il tuo profumo di sudore su di me
ma ho ancora un senso per me stesso?
E succhiando il tuo respiro ti ho sentita sussultare
- la realtà che rientra proprio adesso
(Afterhours - L'estate)

Andrè, Andrè Grandier, questo era il nome che mai Cecile Lagonelle avrebbe dimenticato, per il resto della sua vita.
A quel tempo lei aveva sedici anni e lavorava come contadina, assieme a tutta la sua famiglia, nei possedimenti dei Jarjayes. Fin da piccola si era sentita dire che non valeva la pena di lamentarsi; che può sempre andare peggio; e che non ha senso guardare a chi sta meglio. Ma per lei era impossibile non sognare quando vedeva passare per la fattoria la figlia del generale Jarjayes, Oscar François, quella che lui aveva educato da uomo, assieme al suo attendente, André. Erano entrambi talmente belli che sembravano venire da un altro mondo, un mondo che non era sporco di terra come il suo. Oscar era ciò che Cecile avrebbe voluto essere, André ciò che avrebbe voluto avere.
"Smettila di guardare. Lavora", le diceva sua madre.


Cecile oggi è fuori dei suoi soliti percorsi, cerca la capra da latte, era compito suo sorvegliarla, quindi è sua anche la colpa dello smarrimento.
"Maledetta capra!" impreca tra sé e sé Cecile, quando sente arrivare un cavallo.
È André; è da solo. Si ferma, la ragazza fa un inchino e lui dice:
"Perché ti inchini? Non sono mica il tuo padrone!" lei alza gli occhi e lo vede sorridere, al che balbetta:
"Per la verità... io... cercavo una capra..."
"Una grossa capra bianca?", le chiede lui, e la ragazza risponde di sì. Andrè dice:
"L'ho vista più in là che beveva al fiume", ci pensa un attimo e aggiunge: "se vuoi ti ci porto".
"Non occorre…" dice lei "Siete gentile, ma… non serve che vi disturbiate, davvero… conosco bene la strada."
"Se sali a cavallo hai più possibilità di trovare la tua capra ancora lì. Permettimi di insistere" e Cecile si ritrova in sella davanti a lui.
"Reggiti, non è bello cadere da quassù" le raccomanda, e parte al galoppo. Le sue braccia la circondano per tenere le redini. Il cuore di Cecile batte forte.
Arrivano al fiume velocemente, forse troppo. André, per aiutare a scendere Cecile, la prende per la vita, facendola trasalire di nuovo. La capra è lì, e pascola placidamente. Cecile la lega e se la porta dietro.
"Grazie, signor Grandier. Ora posso tornare a casa."
"Chiamami André" sorride il giovane "ci siamo visti qualche volta, ma non ricordo il tuo nome."
"Cecile Lagonelle."
"Cecile" ripete André "tuo padre è un brav'uomo."
"Sì", dice lei, senza il coraggio di guardarlo direttamente negli occhi. Lo trova tremendamente bello, con quei capelli lunghi e morbidi, il fisico slanciato e soprattutto quello sguardo penetrante e lontano ad un tempo.
"È pericoloso se vai da sola" soggiunge André, osservando le ombre ormai lunghe degli alberi. "Risali a cavallo con me: condurremo da là la tua capra, e tu non faticherai ancora."
"No, per carità!" dice quasi spaventata Cecile "Avete già fatto troppo per me."
"Poche storie" dice André issandola di nuovo sul cavallo, che parte al trotto; la capra gli sta dietro svogliatamente. Sembra fare troppo caldo anche per un animale coriaceo come lei.
"Vieni spesso qui?" chiede André.
"A volte ci porto le capre a pascolare."
"Io ogni tanto ci vengo quando Oscar è via e non ha bisogno di me. È un bel posto per cavalcare."
A sentire quel nome, Cecile avverte un'inaspettata fitta di ciò che può essere solo gelosia, ed è come se il legame che si è formato tra lei e André in questi pochi minuti si spezzi improvvisamente.
In poco tempo sono a casa. I Lagonelle ringraziano André mentre Cecile, in cuor suo, decide di andare più spesso dalle parti del fiume.

Quella sera siede in un angolo, stringendosi in un abbraccio che le dovrebbe ricordare l'idea di André in sella dietro di lei. In quel mentre, sopraggiunge Lucien, suo cugino.
"Dì, Cecile, che ci hai fatto con quel tipo?"
"Niente, Lucien. Mi ha solo accompagnata."
"Bada bene" la minaccia il ragazzo "che se provi a fare la civetta con quel Grandier, ti fracasso di botte."
"Come no", risponde sprezzante Cecile "ti servo intera."

Più l'estate avanza, più si fa forte l'odore dei campi e più frequenti gli incontri, ormai non più casuali, tra André e Cecile. Non è occorso molto tempo perché la simpatia e la conversazione di circostanza si tramutassero in amicizia e confidenza. Per cui a Cecile, un giorno, pare quasi inevitabile arrivare a parlare, sebbene con titubanza, di ciò che più le preme.
"André."
"Sì?"
"Tu vuoi bene a madamigella Oscar, non è vero?"
André sembra improvvisamente turbato, non si aspettava una domanda del genere e non riesce a dissimulare il suo disagio.
"Siamo cresciuti insieme" dice guardando per terra, ma a Cecile sembra non bastare:
"Forse non mi spiego… Voglio dire: la consideri dunque come una sorella? Un'amica? O cosa?" Nemmeno Cecile riesce a celare la nota d'ansia che vibra nelle sue parole. André fa per parlare, ma finisce col non dire nulla.
"Scusami" dice Cecile "non volevo… è stata una domanda fuori luogo… ti prego di perdonarmi."
"È meglio che io vada, ora" dice André alzandosi. Saluta Cecile, e se ne va, si direbbe con più sollecitudine del solito. La ragazza resta seduta sull'erba; una lacrima riga il suo viso, bruciando come se le fendesse la carne.

Non è passato molto tempo da quel giorno quando a casa Lagonelle passano Oscar, André e un altro giovane nobile. Quest'ultimo è molto bello, ha un portamento distinto e Oscar non sembra avere occhi che per lui; André ostenta la più neutra delle maschere. Salutano Lagonelle padre, e Cecile tira un sospiro di sollievo perché Lucien è nei campi. Scambia con Andrè uno sguardo che è un accordo tacito, così tornando indietro lui dice ad Oscar:
"Oscar, io mi fermo un po' qui. Voi due andate pure avanti."
La giovane donna lo scruta, leggermente stupita.
"André, qualcosa non va?"
"Voglio solo riposarmi un po' all'aperto."
André aspetta Cecile sotto a una quercia secolare, mentre il pomeriggio estivo dilaga e comincia a fiaccare le forze. Cecile arriva in poco tempo.
"Chi era quell'uomo?"
"Il conte Hans Axel di Fersen" risponde André, laconico.
"Non è quello che mi dicevi avesse una storia con la regina?" chiede incredula la ragazza.
"Proprio lui" dice André. Cecile trova nel suo volto triste una bellezza quasi dolorosa.
"Capisco", dice, sentendosi gli occhi lucidi; André si allarma.
"Cecile! Cosa c'è? Perché piangi?"
"Perché nessuno sembra poter essere felice, e tu non meriti di finire così."
"Cosa vorresti dire? Spiegati, Cecile. Non voglio che tu pianga."
Ma Cecile sembra incapace di fermarsi, e dice:
"Tu ami Oscar che però ama Fersen. Fersen non può ricambiarla perché ama la regina; e la regina ama Fersen, ma non può fare nulla proprio perché è la regina. Dio mio! Perché nessuno è al suo posto? Perché tutti desiderano ciò che non possono avere?"

Cecile quasi trema per il pianto e André, commosso, le cinge le spalle con un braccio. Non dice niente, si limita a stringerla e ad osservarla piangere, sa bene che spesso le parole in questi casi sono superflue se non dannose. Sente che il corpo della ragazza si scuote in un pianto sordo, la sua camicia si sta impregnando delle lacrime di lei, avverte sul petto il calore del suo respiro. Dentro di lui si insinua il dubbio, comincia a sentire chiara l'eco di sensazioni già provate. Cecile rialza la testa e si asciuga le lacrime, è scarmigliata, una ciocca bruna è sfuggita alla sua treccia e ora le pende graziosamente sulla guancia.

"Scusa. Non so... Non so cosa mi sia successo."
"Cecile" dice serio André scostandole i capelli da davanti agli occhi "sei tu quella che non merita di essere infelice. Non me lo perdonerei."
Cecile spalanca gli occhi, e André avvicina le labbra alle sue.

(l'odore dell'erba e dei fiori è denso e satura l'aria assieme al frinire delle cicale)

Restano molto tempo abbracciati a scambiarsi baci lenti e languidi, lasciando che tutto fluisca per andar via, le tensioni, i dispiaceri, le paure. André sente Cecile morbida e abbandonata, senza volerlo le sue mani finiscono sotto ai poveri vestiti di lei, esplorano le sue intimità calde e altrettanto fa la ragazza, provocando in lui sensazioni che finora sono state pura ipotesi. Cecile si lascia sfuggire un gemito, mai avrebbe potuto sperare di trovarsi in una situazione simile. André però ha un ripensamento, si stacca all'improvviso da lei.
"Basta, Cecile… basta. Rischio di andare troppo avanti."
"Qual è il problema?" chiede lei sporgendosi verso André.
"Non sarebbe giusto nei tuoi confronti, ecco."
Cecile si rilassa ed assume un'espressione tranquilla.
"André, ho già fatto."
Lui la guarda, un po' incredulo.
"Come hai già fatto ?"
"Qualche tempo fa, con mio cugino. Il peggio l'ho passato."

André rimane per un po' esterrefatto ad osservare quella ragazza che con la massima calma gli ha appena detto di non essere più vergine, e di essersi data proprio a quel cugino che gli aveva sempre raccontato di non sopportare. Eppure, mentre senza volerlo i suoi occhi vagano sul corpo ormai quasi nudo dell'amica, capisce; capisce che quella che ha davanti non è solo Cecile, ma un mondo intero di cui sospettava a malapena l'esistenza, un modo di vivere la vita che gli era sconosciuto. Cecile è semisdraiata nell'erba, libera dall'ipocrisia del pudore. Non c'è malizia in lei, è la cosa più lontana da tutte quelle illustrazioni alla moda di pastorelle più o meno ammiccanti. È terribilmente reale e questa sua naturalezza comincia ad avere un effetto devastante su André, gli fa voltare il sangue.

"Ascoltami, André. Ciò che faccio lo faccio perché lo voglio, forse per la prima volta nella mia vita. Siamo uguali, io e te. Hai bisogno di questo tanto quanto me."
Stavolta è Cecile a prendere l'iniziativa, e André decide di mettere da parte le sue remore. Se la trova davanti nuda senza quasi rendersi conto di come, è femmina fino al midollo, i seni rotondi piccoli pieni che stanno in una mano, il ventre tenero. È pura gioia quella che pervade la ragazza quando Andrè le è sopra, e Cecile consacra se stessa al piacere di lui.

Quando, stremati, si staccano, il sole non si è abbassato di molto. Le capre continuano a pascolare, le cicale a cantare; e ciò che è successo tra André e Cecile e che - lo sanno già - si ripeterà nei giorni a venire, non sembra essere altro che un elemento della natura circostante, come le rondini nell'aria o i fiori debordanti nettare.

(l'estate pare colare loro tra le gambe, come un liquido vischioso e dolce, come il miele, come i più segreti odori)

"André, è... Tutto a posto?" chiede Oscar all'improvviso, mentre suona il pianoforte. André, seduto in silenzio dall'altra parte della stanza, risponde:
"Certo, Oscar. Niente di storto" e aggiunge con noncuranza: "non più del solito."
"Ah... bene. Perché mi dicono che stai via sempre più spesso, e non ho potuto fare a meno di notarlo anch'io."
André si alza, cammina fino al pianoforte. Sorridendo, dice:
"Vado solo a distrarmi un po' cavalcando nei campi. Lo fai spesso anche tu, no?" ed esce dalla sala fischiettando. Reprime a stento la sua frustrazione.

Pensa che se Oscar almeno provasse a lasciare da parte l'abitudine quando lo guarda, a non sovrapporre a lui l'immagine che si è andata creando in tanti anni di convivenza, vedrebbe un uomo molto diverso. Se si avvicinasse un po' di più, ecco che sentirebbe sulla sua pelle profumi estranei e nuovi. Ma questo non succede. André realizza di essere solo nella sua rivalsa muta, rivalsa nei confronti di Fersen e, in fondo, anche di Oscar. Ad acuire il suo disagio si aggiunge la consapevolezza dell'amore di Cecile, che gli offre amicizia, conforto, voluttà, ma che lui sente di non poter ricambiare come lei meriterebbe. Oscar è sempre nei suoi pensieri, appare accompagnata da stati d'animo ogni volta diversi, che spesso, ormai, assomigliano alla rabbia, ma non c'è modo, per André, di dimenticarla. Gli sembra di trovare gli unici momenti di oblio sull'erba, insieme a Cecile, quando si perde nel suo abbraccio nella sua pelle nella sua carne. Si aggrappa a questa illusione momentanea con tutte le sue forze.

"Esco, nonna."
"Anche oggi? André, finirò col vederti una volta al mese!" dice la vecchia, ma André sella ugualmente il suo cavallo per attraversare al galoppo i possedimenti dei Jarjayes. Cecile però non è al suo solito posto. D'altronde non era previsto che oggi s'incontrassero, così André cavalca fino alla fattoria e ha la fortuna di trovare subito la ragazza, sola nel cortile a dare da mangiare alle galline.
"André! Come mai sei qui? Non è a casa, Oscar?"
"Sì, è a casa" dice lui, e soggiunge: " ma io ho bisogno di te adesso."
Cecile si guarda attorno nervosa.
"Ringrazia Dio che mio cugino è nei campi con gli altri uomini. Lucien ti odia."
"Non mi fa paura. E ora non è qui. Ti basta? Ti prego, Cecile... Monta a cavallo, e vieni via per un po'. Ti riporto io stasera."
"Non c'è il tempo" dice Cecile scotendo la testa "vieni nel granaio."
"E se tua madre, o qualcun altro, ci scopre?"
"Non verranno nel granaio. Ed è sempre meglio che sparire un pomeriggio intero."

Si prendono con concitazione che è quasi violenza, nel granaio, in mezzo al fieno nuovo.
"È qui che vieni con tuo cugino?"
"Ogni tanto. A volte andiamo dietro la stalla, o anche dentro, quando fa freddo."
André carezza il corpo sudato di Cecile, con un gesto che si sorprende di trovare possessivo. Però la ragazza non sembra esserne turbata, anche se le tremano leggermente le mani.
"André" sospira passandogli le dita tra i capelli "come sei bello. È la prima cosa che ho pensato quando ti ho visto, da piccola. E la seconda è stata: com'è fortunata madamigella Oscar ad averlo sempre accanto... Da allora mi sono sempre chiesta perché non ti abbia mai ricambiato, André, davvero, mi sembra impossibile fare altrimenti."
André sorrise amaro.
"Io non me lo chiedo più, ormai. Nel momento in cui si è innamorata, si è innamorata di un altro; un altro che non può avere. E io passo la mia vita accanto a lei, ad amarla senza nemmeno poterla sfiorare. Non sai quante volte mi sono trovato da solo con lei, mi sarebbe bastato usare un po' di forza, e invece non ho mai fatto nulla, nulla di ciò che qualsiasi altro uomo avrebbe considerato legittimo fare." Cecile lo abbraccia e dice:
"Amore è toccare e farsi toccare, ma non è solo questo. Oppure io amerei Lucien. No, André, tu prima o poi avrai Oscar perché è impossibile non accorgersi di te... Sei così dolce. Sei un uomo fuori dal comune e Oscar è una donna fuori dal comune, vi incontrerete e vi amerete perché non può essere altrimenti."
André fa uno sforzo per guardare in faccia Cecile e dice:
"Perché mi dici questo? Perché mi auguri una vita con Oscar, se ora sono qui con te?"
Stavolta è il viso di Cecile ad essere solcato da un sorriso triste, troppo maturo, pensa André, per una ragazza della sua età.
"Tu non le hai forse augurato, per amor suo, la felicità, qualsiasi cosa volesse dire, foss'anche Fersen? Per me è lo stesso. Non mi importa di perderti se può farti felice. Alla fine, si teme più di perdere ciò che non si ama."
André la stringe forte, con gli occhi gonfi di lacrime, mormorando:
"La mia cara Cecile. La mia cara, piccola Cecile. Ti ringrazierò mai abbastanza?"
"Amami ancora. Fino alla fine dell'estate. È l'unica richiesta che ti faccio."
"Siamo già in agosto pieno. Manca poco."
"Lo so."

Si amano di nuovo, con più dolcezza, lentamente, e quando André torna a casa, al tramonto, si chiede se sia giusto chiudere così la storia con Cecile. Sa cosa si provi a desiderare senza avere, a dare amore senza averne in cambio. Ride amaro commentando dentro di sé: ma che bella cosa, è la storia della mia vita. Ma sa anche che continuare a stare con lei sarebbe solo un bellissimo inganno cui però nessuno dei due crederebbe mai. Entrambi si rendono conto fin troppo bene che André non può amare Cecile allo stesso modo in cui lei ama lui.

"È di umore sempre più malinconico, il mio André. Finirà con l'ammalarsi" commenta nonna Grandier assieme al generale Jarjayes, che dice:
"Io non mi preoccuperei più di tanto. André è giovane, sono... sono periodi che si passano."
Oscar, lei è preoccupata, ma non dice nulla; pensa di non avere semplicemente il diritto di intromettersi nella vita dell'amico.

(qualcuno dirà che le città antiche, d'autunno, sembrano perdere ogni contatto con la realtà; ma quest''anno anche la campagna assume l'aspetto di un sogno soltanto ricordato)

"Questa è stata l'ultima volta, André. Guarda: le foglie cominciano a cadere" dice Cecile, seminuda, abbandonata contro il tronco della quercia. Il vento è tiepido, le ombre lunghe e lei comincia ad avere freddo. Si rivestono con calma, mentre le capre belano sommessamente.

(il fascino triste delle cose che finiscono presto)

"Ti ricorderò sempre" continua Cecile "ma a questo punto è inevitabile lasciarsi. Ci sono strade diverse davanti a noi che è giusto seguire. Il mondo stesso sta cambiando. Mio padre, mio fratello, mio zio... vanno a delle riunioni, in una chiesetta qui vicino, dove si discute della miseria del popolo e della Francia... Lo stanno capendo tutti. Niente sarà più come prima."
"Cosa intendi dire?" chiede André. Cecile fa come per ridere, ma non ne trova la forza.
"André, la gente come me non è che carne da macello. I miei... dicono che al governo non importa nulla del popolo. Dicono che siamo in tanti a spaccarci la schiena per pochi privilegiati, come se non esistessimo, come se fossimo delle bestie."
Cecile fissa nel vuoto, assorta, e André non sa cosa dire, allora la bacia un'altra volta e poi resta a guardarla a lungo. Infine, dice:
"Addio, Cecile. Ci ritroveremo, e ricorderemo questi giorni come l'inizio della felicità di entrambi."
"Voglio sperarlo. Lo voglio assolutamente", dice Cecile abbracciando André.

(ed è così triste così stanco pensare al futuro)

Quando lo cacciarono da casa, già da tempo i Lagonelle sapevano che Lucien costringeva Cecile a stare con lui, con le buone o con le cattive. Ma che lei restasse incinta, quello fu troppo; e non valsero a nulla le accuse che lui rivolgeva ad André Grandier.
"Io non ho mai visto nessun Grandier mettere le mani addosso a mia figlia come hai sempre fatto tu!" ruggì Lagonelle padre; e anche suo fratello, il padre di Lucien, era d'accordo. Quel figlio dava problemi; lavorava, ma dava problemi.
Così Lucien Lagonelle partì per Parigi in cerca di fortuna, e nessuno lo vide più.

Cecile tirò un sospiro di sollievo quando il cugino se ne andò. Il figlio che portava in grembo, lo sapeva con certezza, era di André, ma non ne avrebbe mai fatto parola con nessuno. Pazienza se nacque proprio con quegli occhi verdi che solo il padre poteva avere. Forse la famiglia capì, forse fece finta di non farci caso, per il sollievo di aver mandato via Lucien. Non importava quanto il piccolo Paul somigliasse a quell'André che vedevano sempre alle riunioni nella chiesa. Non gli dissero mai nulla, e lui morì senza sapere dell'esistenza del suo unico figlio, che intanto cresceva, solo oggetto dell'amore sconfinato della madre. Era un bambino tranquillo.

POSTFAZIONE
Un paio di considerazioni in libertà…
Il fatto che l'abbia ripresa in mano, non significa che ora io disconosca L'Estate nella sua versione originale; ne è la prova il fatto che non ho intenzione di ritirarla dalla rete.
Chiunque abbia avuto la buona volontà di leggere entrambe le "edizioni" avrà sicuramente visto come la storia sia rimasta uguale, e molti passi siano stati riportati pressoché identici, a parte per la scelta di utilizzare il tempo presente per la narrazione. Ma inevitabilmente alcune parti, viste con il dovuto distacco, mi sono apparse un po' grezze, e mi sono sentita in dovere di modificarle. Però credo che questi ritocchi apparentemente superficiali siano in realtà andati a cambiare l'atmosfera generale della storia, o meglio, ne abbiano reso più esplicito il senso. Non so se sia un'impressione mia, di certo non posso accostarmi a questa storia con lo stesso stato d'animo di un anno fa e credo che in qualche modo questo diverso approccio si rifletta nel racconto che avete appena finito di leggere. Quindi attualmente è questa la versione che sento più vicina, quella che esprime meglio il mio punto di vista.
La citazione dagli Afterhours è un'aggiunta di questa riedizione, ma di fatto è stata proprio quella canzone - L'Estate, appunto - a fornirmi molte suggestioni per questa fanfic.
Per la verità le canzoni mi ispirano spesso, e quelle degli Afterhours in modo particolare…

fine



© dell'Autore Justine
Pubblicazione 2001-07-01
 

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