La Rosa di Versailles

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: dom giu 20, 2010 10:49 am 
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vero, sicuramente!
ma in Vnb (vado a memoria ma sono un po' rimba this morning) nessun "gran finale" è accompagnato dalla pioggia. Di solito si tratta di sottolineare la tristezza che accompagna quello che sta accadendo, sotto la pioggia. O la durezza.
Oscar che tossisce sangue, Alain che la sfida a duello e la taccia di tradimento e di viltà... I rintocchi delle campane che accompagnano il principino che muore...

nessuna concessione romantica alla pioggia insomma
tranne forse una volta, di sfuggita...

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: dom giu 27, 2010 9:19 am 
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date un'ochiata, a proposito di pioggia...

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: dom giu 27, 2010 9:53 am 
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Claire io non riesco a vedere il tubo con la mia connessione a pedali, che cos'è?

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: mer lug 07, 2010 5:38 am 
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claire grandier ha scritto:
per fare una virata brusca e tornare a parlare di LUI, del nostro EROE???
Allora, sentite: abbiamo spesso parlato del conflitto interiore presente in Oscar, che poi è alla base della narrazione con tutti gli annessi e connessi che conosciamo e che volentieri indaghiamo, giusto?
Ora...ci sarà stato un conflitto simile anche dentro André, che in fondo viene trapiantato in una famiglia di nobili proveniendo da un bakground umile, e che poi si trova a condividere posizioni politiche/sociali del tutto opposte a quelle diffuse nell'ambito in cui vive e si muove.....Quanto di questo, secondo voi, viene esplorato nell'anime (io parlo di questo,perché, come alcune di voi, non ho mai letto il manga)? Quanto di questo poteva essere maggiormente approfondito (a mio modesto avviso molto di più)? Quanto è comunque filtrato in noi nella raffigurazione del nostro André personale?
Baci a tutte
Claire

Ciao!
Nel manga... mi ricordo di tre: quando André fa parte dei soldati della guardia, tutti loro capisco dal primo sguardo che lui sia "diverso" di loro. Proprio per questo sono i confliti con Alain, un soldato nobile ma povero... L'altro, quando la nonna si rende conto che André sta perdendo al vista e li chiede di non dirlo a nessuno per non disturbare i padroni, allo che André risponde che pure lui è un essere umano e avrebbe il diritto di revisione mediche, ecc. La terza, quando ferma il generale che vuole ammazzare Oscar, e questo li ricorda che non potrà mai sposare Oscar, e giusto questo sembra tormentare André in questi capitoli del manga, poichè incontra un sacco di nobili innamorati di Oscar o che potrebbero svegliare il suo amore (Fersen, Girodel, pure Alain...) che sono in grado di sposarla (visto che sono nobili) mentre lui, pure amandola o donandole la sua vita, non può. Credo che la cosa che più li fa provare dolore e non poterla "sposare con onestà", soltanto sognare con essere amanti...

Nell'anime, dalla prima puntata la nonna li ricorda che pure vivendo come uguali con Oscar loro non lo sono "non dirle soltanto Oscar, ma madamigella". Da uomo giovane, André ascolta senza obbedire, ma in Versailles con la entrata di Fersen in scena capice che il legame di amicizia con Oscar si può frantumare (non più l'insoucianse della giovinezza) con la presenza del rivale. Di più, capice che lui non è l'unico nella vita di Oscar e questo li fa morire un po' tutti i giorni.
L'altro, e quando porta Oscar alle riunione rivoluzionarie e le fa vedere che anche se vivono insieme, lui come plebeo vede le cose in modo diverso da lei. Da qui si capice che André ha un modo di vedere il mondo diverso, che forse potrebbe tentare di vivere più la sua vita se il cuore non fosse tutto di Oscar. E forse per questo Oscar si rivolge a lui in modo più duro, e infine vuole lasciarlo libero... Credo che nell'anime più grande che vedersi tra gente di una classe diversa alla sua, André sofre perchè non può decidere ui stesso della sua vita, sempre pensa per prima ad un altro (va a mansion Jarjayes per la nonna, rimane lì per lei ma per Oscar, la insegue...) Le scelte di André sono prese pensando in quelle che hanno bisogno di lui, più che in quello che desidera lui... una cosa che non sapremmo al 100%, come pasa nel manga.
Forse per questo nei fanfic André riesce ad avere una vita independente prima di fornire, credare, fare un vincolo stretto con Oscar ^^


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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 6:54 pm 
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Ciao!

Nella sesione dei fanfics, a proposito di "Un'estate" di Livia, c'è stata una proposto di Claire Grandier riguardo a la fine dei nostri se sono stati "insieme per sempre" cioè: si amano un mondo, non hanno potuto vivere quella felicità in vita, ma siamo sicuri che sì nell'al di là? Questo è un mito tra gli oscariani, oppure ci è statto accennato sia in manga o anime o Takarazuka?? A voi le considerazioni 8)


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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: gio lug 29, 2010 10:24 am 
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luly ha scritto:
Claire io non riesco a vedere il tubo con la mia connessione a pedali, che cos'è?



Ti rispondo io, che ci sono andata. è una canzone in francese di un giovane cantante che si chiama s-kyz, e che, giustappunto, è intitolata "Quand la pluie tombe"...altamente raccomandata per commuoversi visto che c'è anche il testo in sovraimpressione...

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: gio lug 29, 2010 4:29 pm 
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Beralia ha scritto:
Ciao!

Nella sesione dei fanfics, a proposito di "Un'estate" di Livia, c'è stata una proposto di Claire Grandier riguardo a la fine dei nostri se sono stati "insieme per sempre" cioè: si amano un mondo, non hanno potuto vivere quella felicità in vita, ma siamo sicuri che sì nell'al di là? Questo è un mito tra gli oscariani, oppure ci è statto accennato sia in manga o anime o Takarazuka?? A voi le considerazioni 8)



...Oddio, più che una proposta di Claire Grandier, è un discorso che è venuto fuori così, parlando....Beralia giustamente rifletteva sul fatto che in fondo la Ikeda non ha nemmeno concesso ai nostri due protagonisti di morire insieme, dal momento che anche la morte di ciascuno dei due avviene a un giorno di distanza; io mi chiedevo se questo "insieme anche dopo la vita" non fosse un carico emotivo aggiunto da noi più che la reale intenzione dell'Ikeda, e se le immagini che vediamo alla fine dell'anime di Oscar e Andrè insieme altro non siano, nelle intenzioni dell'autrice, che gli ultimi pensieri di Oscar prima di abbandonare questa vita e non una promessa di felicità eterna; Fiore (se non sbaglio) sosteneva questa ipotesi e affermava che nell'anime tutto finisce tragicamente con la morte di Andrè; io riflettevo sul fatto che, comunque, l'idea di Oscar e André insieme anche dopo la morte può essere condivisa solo da chi, effettivamente, crede in una sopravvivenza spirituale dopo la vita terrena...ma l'Ikeda? quale, secondo voi, è stata la sua intenzione? qual'è la vostra idea in merito? In sostanza, mi pare che il discorso era questo (sbaglio, Beralia? sbaglio, Fiore? se ho fatto casino ditelo!!)..insomma: insieme per sempre o per sempre, inesorabilmente destinati a essere divisi?

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: gio lug 29, 2010 5:35 pm 
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claire grandier ha scritto:
...Oddio, più che una proposta di Claire Grandier, è un discorso che è venuto fuori così, parlando....Beralia giustamente rifletteva sul fatto che in fondo la Ikeda non ha nemmeno concesso ai nostri due protagonisti di morire insieme, dal momento che anche la morte di ciascuno dei due avviene a un giorno di distanza; io mi chiedevo se questo "insieme anche dopo la vita" non fosse un carico emotivo aggiunto da noi più che la reale intenzione dell'Ikeda, e se le immagini che vediamo alla fine dell'anime di Oscar e Andrè insieme altro non siano, nelle intenzioni dell'autrice, che gli ultimi pensieri di Oscar prima di abbandonare questa vita e non una promessa di felicità eterna; Fiore (se non sbaglio) sosteneva questa ipotesi e affermava che nell'anime tutto finisce tragicamente con la morte di Andrè; io riflettevo sul fatto che, comunque, l'idea di Oscar e André insieme anche dopo la morte può essere condivisa solo da chi, effettivamente, crede in una sopravvivenza spirituale dopo la vita terrena...ma l'Ikeda? quale, secondo voi, è stata la sua intenzione? qual'è la vostra idea in merito? In sostanza, mi pare che il discorso era questo (sbaglio, Beralia? sbaglio, Fiore? se ho fatto casino ditelo!!)..insomma: insieme per sempre o per sempre, inesorabilmente destinati a essere divisi?


Oh bè... il discorso era cominciato così, ma quella del'idea di collegarlo ai miti oscariani nei fanfic sei stata tu, quindi apriamo il dibattito:
Già in quel topic qualcuna aveva ricordato giusto che nel manga l'anime di Oscar e André cercano l'anima della nonna, e che quindi l'Ikeda ci pensase a che si ritrovano nel "Au delà". Ma anche può essere stato un modo di dirci che pure la nona moriva quel giorno, capito che quando una persona muore, sembra vedere quelli che hanno morto di recente, ma potrebbe essere un imagine di conforto per non avere paura alla morte. Cioè, che sia stata la nonna a "voler vedere" qualcun morto caro per non sentirsi da sola nel momento della morte, quindi, non c'è detto che in efetto siano l'anime di Oscar e André.
Nel cartone animato anche Oscar prima di morire vede André, come vede una colomba bianca... lei "crede" o "vuole crederci" che in qualche modo non sarà sola nel mommento di morire, e anche per questo chiama il suo nome.
Invece nel Takarazuka, vediamo bene André che scende su una carrosa e pegaso a raccogliere l'anima di Oscar. Pure, c'è un disegno fatto per i Laser disk da Akio Sugino dove vediamo lo spirito di Oscar tra le nuvole e André li da il benvenuto, qualcosa del genero. Forse da qui nasce nel fandom l'idea di Oscar & André insieme dopo la morte. Mi ricordo una fanfic in inglese, "Heaven is where the heart is" di Ellora, che prendeva spunto dall'idea Giapponesa della morte, un po' come l'idea platoniana delle anime gemelle. Cioè, che le persone nascono unite da un nastro rosso che non si snoda fino alla morte. Secondo l'incipit, eventualmente André si ritrovava insieme Oscar nel limbo (non morto, poichè appunto, era unito dal nastro rosso con Oscar, cioè il suo corpo aveva morto ma non il suo cuore, qualcosa del genero).
Nella cultura Giapponesa da quanto ne so io, le famiglie vivono coi suoi antenati, i sui morti, come una gran famiglia, questo li dona il senso di casta, non hanno paura della morte, siccome di morire senza onore. L'anime curano la famiglia, per questo i vivi rendono tributo agli antenati. Eppure nei fanfiction, ci sono storie di reincarnazione di Oscar e André, sapete? Dove sempre finiscono insieme... ma sono destinati a questo? Anche nella fanfic "Un'estate" di Livia pure "essendo anime gemelle", non è detto che Oscar deva finire insieme André, ci sono altre considerazioni che pesano di più. Che ne pensate voi?


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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: gio lug 29, 2010 7:45 pm 
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se Oscar e André sono stati "disegnati" come personaggi credenti (nel manga vediamo Oscar rivolgersi a Dio in qualche occasione se non mi sbaglio)... bé allora é ovvio che il messaggio che ci vien fatto passare é che staranno insieme anche nell'aldilá... contenti loro! :mrgreen:

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MessaggioInviato: sab lug 31, 2010 10:36 am 
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Aleida ha scritto:
se Oscar e André sono stati "disegnati" come personaggi credenti (nel manga vediamo Oscar rivolgersi a Dio in qualche occasione se non mi sbaglio)... bé allora é ovvio che il messaggio che ci vien fatto passare é che staranno insieme anche nell'aldilá... contenti loro! :mrgreen:

Penso anche io che il messaggio sia questo.
Invece quello che mi domando è:
Ma siamo poi così sicure che il dopo sia il paradiso?
Avere rapporti senza essere sposati non porta dritti dritti
all'inferno? :mrgreen:

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I Capelli del colore dell'uva nera. L'unica pupilla che brilla come ossidiana...
Non avrei mai immaginato che esistesse un profumo che mi colpisse così tanto il cuore...
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MessaggioInviato: sab lug 31, 2010 10:30 pm 
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ANGEL ha scritto:
Ma siamo poi così sicure che il dopo sia il paradiso?
Avere rapporti senza essere sposati non porta dritti dritti
all'inferno? :mrgreen:

Allora finoscono nell'inferno... ma insieme per sempre???? :twisted:


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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: dom ago 01, 2010 11:49 am 
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Ovviamente si!

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: dom ago 01, 2010 5:42 pm 
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All'inferno, all'inferno anch'io, certamente!!!
...Giusta considerazione, Angel: i rapporti prematrimoniali sono peccato, almeno nell'ottica cattolica. O mi sbaglio? Personalmente non sono cattolica, quindi potrei dare un'interpretazione sbagliata di questo, ma mi pare che la castità prematrimoniale sia uno dei capisaldi del catechismo; certo c'è da dire che la Ikeda cattolica non lo era di sicuro, e che quindi più che a un'idea di "paradiso" in senso cattolico pensasse più, eventualmente, a una sorta di sopravvivenza delle anime dei due innamorati anche "dopo", anche "oltre"...posto che pensasse a questo, ovviamente. Posto che non pensasse a una fine di tutto con la morte di entrambi (per giunta separati).

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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: lun ago 02, 2010 3:27 pm 
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Bè... infatti, la "castità prematrimoniale" è piuttosto un archetipo culturale, nato poichè (per che) il signore avesse la certezza che il figlio fatto con la moglie fosse davvero il suo figlio. All'epoca per l'uomo era impossibile avere la sicurezza che un figlio fosse il suo, e quindi che il suo patrimonio avesse un eridiero legitimo. È così che è nato il bisogno che la donna arrivase vergine al matrimonio (si fa per dire), poichè se fosse per cosa della doctrina cattolica, anche gli uomoni sarebbero costretti ad arrivare vergini al matrimonio e... questo non accade mai (anche se come idea, sia romantico... :oops: ). Comunque oggi non esiste più questa paura, è possibile fare dei test per verificare il legame col proprio figlio, quindi già non c'è bisogno di castità... Di più, ci sono delle culture dove la raggaza è "desvirgada" in un rito d'inizio, sia per una donna che per un uomo, che sia il marito o non... Ad esempio nella cultura Inca i giovanni che non avevano trovato un compagno (a)facevano un tento di vivere in coppia chiamato "servinacuy" con una ragazza scelta. Se questo andava bene, andavano in matrimonio, se non si separavano, non c'era bisogno di castità nel matrimonio per il popolo, tranne per l'Inca, cioè il signore.

Nel caso di Oscar essende lei "il padrone", avrebbe potuto chiedere che André fosse vergine, forse...lol! :shock: Siccome come questo non accade, c'è un senso un po' maschilsta, non trovate? Che sia appunto André (il non casto) ad avere tra le mani una Oscar casta, virginale, pura; come sarebbe per un uomo conocere la sua moglie. Anche per questo Oscar mette l'enfasi "io voglio passare la notte con te, come la tua moglie", e nel dopo, Oscar parla di lui come "il suo marito". A differenza del "bees and flowers", per Oscar passare la notte insieme ad André è stato un rito matrimoniale: lei si è sposata, non ha fatto sesso per un bisogno erotico, una pulsione o un desiderio qualsiasi, cosa divversa alla pulsione che ha avuto André nella scena della camicia...


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 Oggetto del messaggio: Re: mito e realtà in Vnb
MessaggioInviato: lun ago 02, 2010 6:53 pm 
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claire grandier ha scritto:
All'inferno, all'inferno anch'io, certamente!!!
...Giusta considerazione, Angel: i rapporti prematrimoniali sono peccato, almeno nell'ottica cattolica. O mi sbaglio? Personalmente non sono cattolica, quindi potrei dare un'interpretazione sbagliata di questo, ma mi pare che la castità prematrimoniale sia uno dei capisaldi del catechismo; certo c'è da dire che la Ikeda cattolica non lo era di sicuro, e che quindi più che a un'idea di "paradiso" in senso cattolico pensasse più, eventualmente, a una sorta di sopravvivenza delle anime dei due innamorati anche "dopo", anche "oltre"...posto che pensasse a questo, ovviamente. Posto che non pensasse a una fine di tutto con la morte di entrambi (per giunta separati).


Anch'io penso che l'idea della Ikeda fosse questa.

Riguardo alla castità prematrimoniale secondo il cattolicesimo, non è che voglio ergermi a paladina, però due parole voglio spenderle perché il discorso è ampio ed articolato: a volte con fare sbrigativo ci si ferma alla punta dell'iceberg, ma la questione riflette ben duemila anni di dottrina cristiana e di diritto canonico.
Che poi come dice Beralia, ci sia anche un retaggio cultural-biologico, non lo metto in dubbio ma è un'altro discorso...perchè come per ogni fatto umano "del dicho al hecho, hay un gran trecho". :mrgreen:
L'amore tra due esseri umani e la consumazione di questa unione sotto l'aspetto fisico è per la Chiesa cattolica possibile solo nell'alveo del matrimonio che come sacramento sublima l'impulso sessuale alla totale donazione di sè all'altro al fine della trasmissione della vita. Prima dell'entrata in vigore del codice di diritto canonico del 1983, tra i fini del matrimonio era citato anche il remedium concupiscentiae. Attualmente, nel silenzio del Canone, se ne ribadisce comuque la consistenza, ammettendo che il matrimonio è in grado di superarlo dacché la sessualità dei coniugi deve essere improntata alla completa donazione reciproca. Cito testualemte il catechismo "il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, e ad aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé” (CCC 1609). E ciò implica l'accettazione del mistero che racchiude questa mutua donazione e della grazia che di conseguenza investe i due coniugi.
Non ci sono scappatoie...Sotto quest'ottica quindi, anche nella vita coniugale, avere rapporti escludendo il famoso bonum prolis non è accettabile.
Si può credere o no, condividere o no, ma non si può dire che questa visione non sia coerente.
Non vorrei aver urtato la sensibilità altrui su tali questioni, però sentivo di dare qualche informazione in più sull'argomento.

E mò, non tacciatemi di bacchettona, eh! Ho messo sul piatto della bilancia solo alcune reminescenze giuridiche dei corsi di diritto canonico e diritto ecclesiastico. :mrgreen:

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Hamlet, Act III - Scene I


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